Aquila Italiana 15/20 HP
Aquila Italiana vive nel 1907 il suo annus horribilis: a settembre perde la vita in un tragico incidente Giulio Pallavicino, mecenate dell'azienda, mentre ad ottobre si scatena il panico dei banchieri, che travolge l'intera economia italiana.
Nel 1909, dopo un periodo di difficoltà, Aquila Italiana viene rilevata da Banca Marsaglia. Vengono così completati gli stabilimenti e, sotto la guida dell'esperto Luigi Storero, il marchio assume una nuova visione commerciale. Le idee di Cappa, fino ad allora sfruttate perlopiù per prototipi, vengono finalmente messe in produzione: la prima proposta della nuova gamma è la 15/20 HP, una vettura di classe media, evoluzione della 12/16 HP. Cuore del progetto è il quattro cilindri da 2797 cm³, con alesaggio di 90 mm e corsa di 110 mm. Questo motore adotta la costruzione monoblocco, innovativa per il periodo, ed è dotato con cuscinetti a sfere all'albero motore: tecnologie chiave della produzione dell'azienda torinese. La distribuzione sfrutta valvole laterali, a differenza di altri modelli in gamma che adottano un sistema misto.
Il telaio è compatto, con un passo di 2500 mm e carreggiate da 1250 mm. La 15/20 HP è dotata di un cambio a quattro marce abbinato ad una frizione a dischi multipli a bagno d'olio. L'Aquila Italiana 15/20 HP non è considerata un successo: la maturazione della gamma arriva solo nel biennio 1912-1913 e le innovazioni tecniche introdotte dal marchio trovano maggiore apprezzamento tra i clienti più esigenti, attratti dai modelli più performanti, come l'Aquila Italiana 25/30 HP.