Life L190
Nata per promuovere il W12, ne rivelò solo i limiti
2009 Goodwood Festival of Speed
© Brian Snelson
Un progetto rivoluzionario che non raccoglie i frutti sperati: alla Life L190 del 1990 spetta l'amaro record di una delle stagioni più fallimentari nella storia della Formula 1. Tutto inizia a fine anni '60, quando Franco Rocchi, tecnico Ferrari, progetta un motore W12 su richiesta di Enzo Ferrari, deciso a esplorare soluzioni esotiche in campo motoristico.
L'esclusione dei motori turbo in Formula 1 a partire dal 1989 rende quel vecchio progetto nuovamente appetibile: sulla carta, il W12 offre la potenza di un V12 e la compattezza di un V8. L'imprenditore Ernesto Vita ne acquisisce i diritti di utilizzo e fonda Life Racing Engines con l'obiettivo di entrare nel circus iridato come motorista. Ma l'interesse è scarso e, per non perdere gli investimenti fatti, Life si iscrive alla stagione di Formula 1 1990 con la propria monoposto, la L190.
Il telaio deriva dalla L189, sviluppata da First Racing per la stagione precedente e mai portata in gara. I test pre-stagione mettono in luce gravi problemi: il W12 non è ancora affidabile, il telaio è scadente - anche a causa delle modifiche necessarie per ospitare il nuovo motore - e l'aerodinamica è grezza. L'unico esemplare costruito viene affidato a Gary Brabham, figlio del tre volte campione del mondo Jack Brabham. All'esordio, il GP degli Stati Uniti del 1990, a Phoenix, Brabham gira 34 secondi più lentamente rispetto all'ultima vettura qualificata. Dopo tre gare, Brabham lascia il team e viene sostituito dal veterano Bruno Giacomelli. La stagione si trasforma in un calvario di guasti elettrici e problemi al motore. In cerca di un minimo di competitività, e rinunciando all'avventura da motorista, la Life abbandona il W12 sul finire della stagione, sostituendolo con un V8 Judd. Ma nemmeno così riesce a superare le pre-qualifiche in Portogallo e Spagna.
Life esce di scena in silenzio, rinunciando a presentarsi agli ultimi due appuntamenti del mondiale 1990. A distanza di anni, Bruno Giacomelli ha dichiarato che la Life L190 equipaggiata col W12 verosimilmente disponeva di 360 CV, una cifra spaventosamente più bassa rispetto ai 650 dichiarati.