Fiat Abarth OT 1600
© Abarth (Stellantis)
Frequentemente i soprannomi identificano esattamente l'indole di un'automobile, alla OT 1600, che Abarth presentò al Salone dell'Automobile di Torino del 1964, fu dato l'appellativo di "Mostro".
La vettura era l'unione della piccola Fiat 850 con un motore da 1,6 litri progettato da Abarth.
In verità della piccola utilitaria rimase ben poco, telaio e sospensioni furono rinforzati, pur mantenendo lo schema originale, furono adottati freni a disco e cerchioni in lega leggera.
Il propulsore era lo stesso visto nella Abarth Simca 1600 GT. Un quattro cilindri con distribuzione bialbero, alimentato da due carburatori doppio corpo Weber 45 DCOE9 e dotato di doppia accensione e lubrificazione a carter secco.
Il motore era capace di erogare 155 CV a 7400 giri al motore, un dato stupefacente se paragonati ai 37 della 850 di serie in versione Super.
Esteticamente si presentava come una 850 sotto steroidi. La vistosa calandra anteriore permetteva all'aria di raggiungere il radiatore supplementare dell'acqua e quello dell'olio. I parafanghi furono allargati, in particolare i posteriori, i quali dovevano delimitare pneumatici di misura 6.00 x 13.
La bombatura nel vano motore era necessaria affinché il propulsore vi entrasse. Altra particolarità del posteriore, non presente in tutti gli esemplari, era l'aggressivo spoiler a coda d'anatra.
Estrema, esagerata e inconsueta, la Abarth OT 1600 non fu una provocazione: il suo scopo era quello di competere nel Campionato Europeo Turismo, allora dominato dalla Ford Lotus Cortina e dalle Alfa Romeo Giulia TI di Autodelta.
L'omologazione nella categoria Turismo prevedeva la costruzione di mille esemplari, risultato ottenibile soltanto con il sostegno finanziario della Fiat. Lo scarso interesse verso le competizioni che Fiat nutriva in quegli anni resero l'operazione impraticabile.
La OT 1600 fu costruita in pochi esemplari, tutti rimasti allo stadio di prototipo. Uno di essi fu acquistato da Gianni Agnelli, che da grande appassionato di automobili riconobbe il fascino e l'unicità della vettura.