Ansaldo Tipo 14
Nel 1928 la nuova amministrazione Macchi avvia un piano per il completo rinnovo della gamma Ansaldo: la Tipo 4, venduta nelle varianti 4F e 4H, viene sostituita dai modelli Tipo 14 e Tipo 15. L'anno successivo, viene introdotta anche una versione sportiva della Tipo 15, la Gran Sport.
Le novità sono pensate per contrastare il calo di vendite della gamma a quattro cilindri. Tuttavia, nonostante la differente nomenclatura, le Tipo 14 e 15 restano strettamente basate sulla Tipo 4, le cui origini risalgono al 1919. La Tipo 14 adotta il classico quattro cilindri da 1847 cm³, con alesaggio e corsa di 70 x 120 mm, in grado di sviluppare 37 CV. La Tipo 15, caratterizzata dal telaio a passo lungo, monta un motore da 1980 cm³ che eroga 40 CV di potenza. Entrambi i modelli introducono un'importante novità tecnica: l'accensione a spinterogeno.
Il cambio a 4 marce, che sostituisce il precedente a 3 velocità, migliora l'accelerazione, le capacità in salita e la silenziosità, ma non riesce a mascherare l'età del propulsore a quattro cilindri, che risulta poco performante in termini di potenza specifica. Il gioiello della nuova gamma è la Tipo 15 Gran Sport del 1929, equipaggiata con un motore bialbero capace di 60 CV, un esperimento audace di Ansaldo, limitato ai pochi esemplari prodotti.
Nel 1930 Ansaldo interrompe la produzione delle vetture a quattro cilindri, ormai relegate a volumi di vendita esigui, anche a causa della crescente concorrenza. L'azienda torinese si concentra sulle automobili di lusso, come la Tipo 18 o la Tipo 22, ma anche questa strategia si rivelerà sfortunata.