Ansaldo 4F, 4H
Se la Ansaldo riesce a sopravvivere al catastrofico fallimento della Banca Italiana di Sconto nel 1921, di cui è principale azionista, lo deve in gran parte al successo commerciale della Tipo 4. Spinta da un quattro cilindri, la Tipo 4 conquista il mercato grazie alla sua eleganza e affidabilità. Le versioni 4F e 4H, introdotte nel 1926, rappresentano l'ultima incarnazione dell'iconico modello.
L'Ansaldo 4F, con il suo telaio a passo "normale", sostituisce la precedente 4C, mentre la 4H eredita il telaio allungato della 4D. I due modelli adottano finalmente i freni anteriori, seppur i clienti più conservatori possono ancora optare per la configurazione con soli freni posteriori. Cuore della 4F è il robusto e affidabile quattro cilindri da 1847 cm³ con albero a camme in testa, capace di erogare 35 CV di potenza. Per garantire un'esperienza di guida vivace anche con le carrozzerie più pesanti, la 4H adotta invece un propulsore da 1980 cm³, con alesaggio maggiorato a 72,5 mm, un'evoluzione addolcita del motore della 4CS, progettata per le competizioni.
Entrambe le versioni sono proposte con carrozzeria torpedo o a guida interna con brevetto Weymann, mentre la coupé è esclusiva della 4H. Nel 1927 Guido Soria, storico ingegnere e amministratore delegato di Ansaldo, lascia l'azienda per approdare in Fiat. Prerogativa della nuova dirigenza è il completo rinnovamento della gamma: nel 1928 vengono presentati i modelli Tipo 14 e Tipo 15, destinati a sostituire 4F e 4H.
Passo allungato e motore da 1980 cc.